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Colonnato di Piazza San Pietro

Colonnato di Piazza San Pietro

Piazza San Pietro e il Colonnato di Piazza San Pietro di Gian Lorenzo Bernini.

La Basilica di San Pietro è la chiesa più importante del mondo e simbolo di tutta la cristianità, per questo motivo uno dei luoghi più visitati del pianeta. La sua cupola, disegnata da Michelangelo, domina i tetti di Roma, occupando ogni panorama di questa splendida città. Raggiungendo Piazza San Pietro c’è un’altra opera che ancora oggi stupisce per il suo straordinario design: è il Colonnato di Piazza San Pietro di Gian Lorenzo Bernini.

 

Bernini progettò il colonnato di Piazza San Pietro come monumento alla cristianità con l’idea di abbracciare i visitatori nelle “braccia materne della Madre Chiesa” L’impresa era stata commissionata da Papa Alessandro VII in previsione del Giubileo del 1675 e costruita tra il 1656 e il 1667. Il progetto risponde sia alla necessità di creare uno spazio simbolico e monumentale adeguato alla comunità dei fedeli, sia di correggere la prospettiva dell’eccessiva orizzontalità della facciata della Basilica. Il risultato è un’ellisse larga 240 metri, collegata alla chiesa da due bracci convergenti che delimitano il sagrato trapezoidale. 284 colonne doriche, disposte su 4 file, compongono i lati dell’emiciclo. Precisi calcoli geometrici rendono l’intero colonnato grazioso e dinamico con l’alternanza di spazi pieni e vuoti. 140 statue di santi coronano la trabeazione.

La nascita della nuova piazza San Pietro

Quella che oggi appare come una delle piazze più belle ed eleganti del mondo, era un luogo spoglio e desolato, poco adatto ad accogliere i fedeli che accorrevano a Roma per pregare sulla tomba di San Pietro. Era una piazza esposta alle intemperie, alla pioggia e al sole. Fu allora che Papa Alessandro VII Chigi espresse il desiderio di dare alla piazza un aspetto degno della Basilica di San Pietro, decidendo quindi di affidare il progetto all’architetto e scultore, principe del barocco italiano, Gian Lorenzo Bernini. Quest’ultimo disegnò la piazza dividendola idealmente in due parti: una ovale, abbracciata ai lati da due emicicli formati da imponenti colonne, e l’altra parte trapezoidale, vicina alla facciata tra due bracci orizzontali che collegano le estremità degli emicicli e la chiesa stessa. Bernini realizzò la piazza tra il 1656 e il 1667, affrontando molte difficoltà dovute alla presenza di edifici preesistenti e al vasto dispendio economico che l’opera comportava: il risultato, però, è meraviglioso.

Il genio del Bernini nel Colonnato di Piazza San Pietro

Avvicinandosi al Colonnato di Piazza San Pietro del Bernini si può contare su un triplice portico (secondo alcuni, una scelta che rimanda al Tempio di Dio descritto da Ezechiele) composto da 284 imponenti colonne doriche con capitelli toscani e 88 grandi pilastri in travertino di Tivoli. Guarda in alto, oltre la semplice e piatta trabeazione, sopra la quale si ergono non solo i sei stemmi di Papa Alessandro VII Chigi, ma anche le 140 statue. Se guardandole dal basso sembrano enormi, sappiate che in realtà sono alte più di 3 metri e convergono, come una sorta di processione, verso la figura centrale rappresentata da Cristo: si distinguono molte figure cristiane, da San Tommaso a San Carlo, da San Giuseppe a San Leone Magno, dai Santi

 Cosma e Damiano a San Giovanni. Con questo colonnato, Bernini ha creato un emiciclo, come se fosse un abbraccio della cristianità che si incontra al cospetto del trono papale.

Per migliorare la prospettiva e risolvere la disarmonia che si sarebbe creata scegliendo queste ali curvilinee, Bernini dispose le file di colonne radialmente, aumentando allo stesso tempo il diametro e mantenendo intatte le proporzioni tra le colonne e gli spazi. Il risultato di questo lavoro di ingegneria è sublimato dalla visione che si avrà raggiungendo i dischi di porfido ai piedi dell’obelisco: il colonnato apparirà quasi dritto e non curvo.

Il colonnato di Piazza San Pietro, la cui storia è piena di curiosità, è tuttora un punto di riferimento imprescindibile per l’architettura contemporanea.

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